Cenni storici sulla Parrocchia

Una premessa fondamentale

La narrazione della storia di una comunità cristiana, di una parrocchia, ha una premessa tanto fondamentale quanto imprescindibile: non ci sarebbe alcuna storia da raccontare se Dio, nel suo disegno di salvezza, non fosse venuto ad abitare in mezzo a noi e per mezzo della vita, passione, morte e risurrezione del Figlio suo, Gesù, non ci avesse redento dal peccato e dalla morte e con il dono del Suo Santo Spirito trasmesso agli Apostoli non avesse stabilito la Chiesa, comunità dei credenti che attende la sua venuta gloriosa alla fine dei tempi e – pellegrina nel tempo verso l’ Eterno – celebra e vive il Vangelo in ogni dove.

La diffusione del Vangelo nel tuscolano (secc. I-III)

Ciò detto, le origini della comunità cristiana di Monte Porzio si inscrivono nella storia del-la diffusione del cristianesimo nel mondo a opera degli Apostoli, dopo la Pentecoste.

In particolare, nella storia della diffusione del Vangelo nell’area romana e tuscolana nella seconda metà del I sec. d.C.. Già nel 60 d.C. l’apostolo Paolo è a Roma (cfr. At 28,15) e di lì a poco giunge anche l’apostolo Pietro. Entrambe le “colonne della Chiesa” visitano anche l’area tuscolana e, anzi, secondo l’Ughelli, essi stessi recano il Vangelo al Tuscolo (Raimondo Del Nero, La Diocesi Suburbicaria Tuscolana dalle origini al XIII secolo, Ed. Associazione Tuscolana “Amici di Frascati”, Marino 2002, pagg. 6-7). Si formò allora una prima piccola comunità cristiana: vi faceva forse parte anche qualche abitante della nostra zona?

Nel II sec. il processo di diffusione della fede continua. Nel III sec. si trova per la prima volta cenno a un vescovo tuscolano (269 d.C.) e, presso le catacombe Ad Decimum a Grottaferrata, testimonianze dell’organizzazione ecclesiastica del suburbio tuscolano (R. Del Nero, La Diocesi Suburbicaria Tuscolana…, cit., pagg. 10-11).

Le prime testimonianze dei cristiani monteporziani (secc.III-IV)
Cappella ad arcosolio

Loc. Fontanile di Pilozzo – Nel sottosuolo, Cappella ad arcosolio con croce bizantineggiante

Nel frattempo si diffondono le catacombe, luoghi di sepoltura e di culto. Una di queste catacombe, forse, è qui a Monte Porzio nel sottosuolo del fontanile di Pilozzo, dove è ancora visitabile una suggestiva cappella con arcosolio e croce bizantineggiante (v. prima immagine a lato): è la prima testimonianza della diffusione del Vangelo in mezzo a noi e della presenza di una nascente, piccola comunità cristiana monteporziana?

Nel tuscolano del IV sec. penetra quindi l’insegnamento dei grandi Padri della Chiesa orientale, i Cappadoci. Nel 370 d.C. circa, lo abate Giovanni di Cappadocia, allievo di San Basilio, fonda il monastero di S. Agata (Del Nero, La Diocesi…, cit., pag. 15).

Cappella di S. Antonino

Pendici di Monte Porzio Catone, Cappella rurale dedicata a Sant’Antonino

Un’altra comunità monastica orientale (siriana forse?) si insedia  presso di noi, alle pendici di Monte Porzio, presso l’attuale Cappella rurale dedicata a Sant’Antonino (v. seconda immagine a lato). In un certo senso, possiamo parlare di questo monastero come della “prima parrocchia” e della “prima Chiesa” della primitiva comunità cristiana della nostra zona: è verosimile pensare, infatti, che attorno a questa piccola Chiesa gravitasse la preghiera degli abitanti del piccolo insediamento rurale. A sostegno di questa affermazione si consideri come il portico esterno della Cappella, in “opus africanum”, risale all’età tardo antica e potrebbe essere stato costruito da questi monaci, così come i sedili laterali del medesimo portico, proprio per accogliere i fedeli  della  piccola comunità  monteporziana, che  resteranno legati a questo luogo per almeno dieci secoli della loro storia (cfr. C.A. Pallottino, C. Pizzi, L. Pozzi, L’origine romana della Chiesa di S. Antonino di Apamea a Monte Porzio Catone, in “Castelli Romani”, 36 – Dicembre 1996, pp. 141-146; cfr. M. Albertazzi, La chiesuola di S. Antonino a Monte Porzio Catone, in “Castelli Romani”, 12 – Dicembre 1982, pp. 184-189).

L’“arrivo” di Sant’Antonino (secc. VI-X)
Affresco di S. Antonino

Chiesetta rurale di S. Antonino – Affresco del santo

Ad altri monaci orientali si deve, nel VI secolo d.C.., l’“arrivo” a Monte Porzio di Sant’Antonino (per più approfondite notizie bio-bibliografiche sul nostro Patrono: vedi infra, pagg. 15-17). Intorno all’anno 540 d.C., infatti, il re persiano Cosroe I distrugge la città di Apamea di Siria, patria del nostro Patrono: i monaci che lì abitavano, per salvarsi, fuggono dal Paese diretti a Occidente, portando con sé le Reliquie dei martiri apamensi. Antonino “giunge” così fino in Francia (a Pamiers) e in Spagna (a Palencia). Nel lungo tragitto compiuto, alcuni di questi monaci si stanziano anche in Italia, soprattutto nel Lazio, portando con sé, oltre alle Reliquie, pure la devozione per il Martire conterraneo (cfr. Acta SS. Septembris, I, Venezia 1756, pagg. 340-356; M. Salsano, Antonino di Apamea, santo, martire in Bibliotheca Sanctorum, II, Roma 1961, coll. 79-81). Eccoci così alle falde di Massa Porculis, presso l’antica Chiesa rurale (– i monaci di Apamea trovarono forse ancora i loro confratelli orientali ad accoglierli? –) che, già sepolcro pagano nel I sec. d.C., fu “ribattezzata” – non sappiamo con certezza quando e come – con il nome e la memoria del santo martire apamense Antonino, che presto vi “compare” in un’immagine (sicuramente assai più tarda però — v. immagine sopra).

Dalla presenza dei Benedettini al ministero di un “fraticello solitario” (secc. XI-XIV)

La avvenuta mutazione di titolo si trova documentata, per la prima volta, il 18 aprile 1068, quando Gregorio III, conte di Tuscolo, dona all’Abate del Monastero benedettino di Monte-cassino “… ecclesiam – vocabulo Sancti Antonini – sitam in territorio Montis Porculi cum libris et paramentis, domibus, terris et vineis, et omnibus suis pertinentiis…” (cfr. E. Gattula, Historia abb. Cassinensis, Venezia 1733, tomo I, pag. 236). Questa donazione è confermata, dieci anni più tardi, il 24 settembre 1078, da Pietro, conte di Tuscolo, figlio di Gregorio III.

Nel 1081 papa Gregorio VII (1073-1085), per concessione dei Conti di Tuscolo, assegna“Monte Porculum” al Monastero benedettino di San Paolo “fuori le mura”, i cui monaci succedono così nel servizio pastorale ai loro confratelli di Montecassino. Essi edificheranno nella zona anche una casa religiosa, che abbandoneranno poi nel XIII sec. (Paolo Mascherucci, Monte Porzio Catone: nella sua storia, nella sua natura, nella sua vita, Ed. Associazione Tuscolana “Amici di Frascati”, Frascati 1987, pag. 113).

Passato il XIII sec., come annota il Grandi, un “fraticello solitario” si sostituì ai Benedettini di San Paolo “fuori le mura” svolgendo le funzioni sacerdotali a vantaggio della piccola comunità del posto, che di lì a poco sarà abbandonato per la più confortevole “rocca” (ibidem).

Il primo Duomo e la nascita della Parrocchia (1580)

Dopo secoli di “silenzio”, una svolta nella storia della piccola comunità religiosa monteporziana: Papa Gregorio XIII, visitando il luogo nel 1579, nota la povertà degli abitanti e la loro difficoltà a vivere la fede. Essi sono costretti a “viaggi” a Monte Compatri o Frascati per partecipare alla Messa e celebrare i Sacramenti, oppure ad andare alla “cripta subtus montem” quando c’è un sacerdote di passaggio: il Papa ordina allora che si costruisca una Chiesa (cfr. P. Mascherucci, Monte Porzio Catone…, cit., pagg. 103ss).

Questa decisione viene, per così dire, ufficializzata con un “Breve Pontificio” l’anno seguente: il Papa Gregorio XIII, in data 1° giugno 1580, ordina solennemente che si costruisca una Chiesa a Monte Porzio, le impone il Titolo di “San Gregorio Magno” e, contestualmente, erige canonicamente la Parrocchia omonima. Di seguito una sintesi del Breve:

 Stemma di papa Gregorio XIII

GREGORIO, VESCOVO,
Servo dei Servi di Dio, ad perpetuam rei memoriam.

Il nostro pastorale ufficio ci ammonisce e spinge a vigilare
e ad avere sollecitudine per tutto il gregge del Signore,
pascendolo con alimenti spirituali.
E così, avendo Noi stessi constatato con i Nostri occhi
che i diletti figli che abitano nel villaggio di Monte Porzio,
nella Diocesi Tuscolana, non dispongono di una Chiesa Parrocchiale
sicché per la Santa Messa, per gli altri Divini Uffici
e per battezzare i loro figli, essi devono recarsi
nelle Chiese Parrocchiali di Monte Compatri e Frascati
oppure nella cripta che è sotto il monte, quando vi sia un Sacerdote,
della cui stabile presenza anche difettano,
Noi, per la Salvezza delle Anime di detti abitanti,
stabiliamo che nel villaggio di Monte Porzio venga edificata
una Chiesa ampia e capace, col titolo di San Gregorio Magno,
con Fonte Battesimale, Cimitero e Casa Canonica del Rettore,
affinché Egli compia in perpetuo tutti i legati del suo Ufficio.
In pari tempo, erigiamo e istituiamo nel medesimo luogo
una Parrocchia, e affinché non sottostia alle Chiese Parrocchiali
di Monte Compatri e Frascati, la eleviamo al rango di Arcipretura,
assegnandole giurisdizione propria sul suo territorio
e dichiarandola de jure sotto il patronato dei Cardinali
di Santa Romana Chiesa della Nostra Famiglia e Casa d’origine.
Nel nome di Dio onnipotente e dei Beati Apostoli Pietro e Paolo.
Dato a Roma, presso San Pietro, il giorno primo del mese di giugno
dell’anno del Signore Nostro Gesù Cristo 1580,
nono del Nostro Pontificato.

Gregorius pp. XIII

Disegno del primo edificio

Disegno della prima edificazione

Il testo del Breve Pontificio di Gregorio XIII ci è conservato, assai mediocremente, da Benedetto Grandi (Cenni storici intorno alla terra di Monteporzio nell’agro tuscolano. Riproduzione anastatica di manoscritti antichi – v. infra: Bibliografia, pag. 11).

La chiesa venne edificata nel punto più alto del colle (451 m s.l.m.), sul terreno donato da tal Giovanni della Molara. Secondo quanto disposto nel Breve essa fu costruita ampia e capace, con fonte battesimale e cimitero, ornata di pitture e arredi; venne poi dotata di rendite, fu assegnata in giuspatronato alla famiglia del Papa (i Boncompagni) e, per evitare che dovesse sottostare alla Chiesa di Frascati, ebbe il rango di Arcipretura, con privilegio di nomina ai Cardinali della famiglia papale.

Architrave del portale d'ingresso

Architrave del portale d’ingresso della casa parrocchiale

Purtroppo non ci è giunta alcuna notizia sulla sua prima edificazione, solo un disegno a essa coevo (v. immagine a sinistra). Si è invece conservato il suo portale d’ingresso: esso è l’attuale portale d’ingresso della casa parrocchiale, ove è ancora ben visibile e leggibile l’iscrizione dell’architrave “D. GREGORIO” (ossia: A San Gregorio [dedicata] – vedi foto a destra).

Nel 1616 questa chiesa, in stato di completo abbandono, fu trasferita in giuspatronato alla famiglia Borghese e Scipione Borghese, tra il 1616 e il 1623, si preoccupò di restaurarla per riconsegnarla al culto divino. Dai resoconti delle Visite apostoliche del 1636 e del 1660 abbiamo notizie del suo aspetto interno: di forme “ampie e magnifiche”, a navata unica con tre altari, il Duomo conteneva pale e arredi liturgici pregevoli. Nulla si sa dell’architetto che la progettò (forse Martino Longhi, architetto di Gregorio XIII e attivo a Frascati negli anni precedenti) e degli artisti che la abbellirono con le loro opere.

Il primo Arciprete-Parroco e le testimonianze dell’Archivio Parrocchiale

Primo Arciprete-Parroco della neo-eretta Parrocchia, che molto probabilmente venne organizzata e guidata secondo le disposizioni canoniche e pastorali emanate dal recente Concilio di Trento (1545-1563), fu il Sacerdote Domenico De Martini che resse l’Ufficio fino al 1599 (da allora a oggi gli Arcipreti-Parroci della Parrocchia sono stati 35: vedi infra, pag. 33).

Il primo Atto del quale v’è traccia nell’Archivio Parrocchiale riguarda un Matrimonio, celebrato il 3 febbraio 1595 tra Francesco Mutinensi e Lucrezia di Anastasio. Il primo Battesimo di cui si conserva l’Atto nell’Archivio venne celebrato, invece, il 12 settembre 1599 (il bambino si chiamava Pietro Antonio Silvestri); il primo Atto di morte, infine, risale al 15 novembre 1599: riguarda Bartolemeo Marculinus, di 55 anni (cfr. Registri dell’Archivio Parrocchiale).

Camaldoli e la ricostruzione di Monte Porzio
Eremo camaldolese tuscolano

Eremo tuscolano degli Eremiti Camaldolesi di Montecorona

Nel 1607, pochi anni dopo l’edificazione del primo Duomo di S.Gregorio Magno, il papa Paolo V Borghese decide di dotare il territorio vicino a Roma di un Monastero di vita contemplativa: inizia la costruzione dell’Eremo Tuscolano degli Eremiti Camaldolesi di Montecorona (v. immagine a lato). Per maggiori informazioni su “Camaldoli”: AA.VV., Invito a Camaldoli. Arte e Storia dell’Eremo Tuscolano. – Quaderni del Museo di Monte Porzio Catone, n° 1, Libreria Cavour Editore, Montecompatri 2003; vedi anche: Luigi Devoti, L’Eremo Tuscolano e la villa detta dei Furii, Edizioni Associazione Tuscolana “Amici di Frascati”, Frascati 1981).

I lavori per la Chiesa e le celle eremitiche si protraggono per alcuni decenni, durante i quali i Borghese (che dal 1613 sono succeduti agli Altemps quali nuovi Signori della zona) procedono alla ricostruzione dell’antico borgo. Il celebre architetto Vasanzio si occupa dell’ampliamento di Villa Mondragone, dei lavori di costruzione di Palazzo Borghese e soprattutto della riorganizzazione urbanistica del “centro storico” cittadino, che nel 1666 sarebbe stato solennemente “incoronato” con il nuovo Duomo di San Gregorio Magno.

L’edificazione dell’attuale Duomo
Facciata di S. Gregorio Magno

Attuale facciata del Duomo di San Gregorio Magno

Nel 1666, infatti, sei anni dopo la solenne dedicazione della Chiesa dell’Eremo Tuscolano (12 giugno 1660), il primo Duomo di San Gregorio Magno venne abbattuto per costruire l’attuale, utilizzando l’area già occupata dal vecchio tempio con l’aggiunta di una parte di terreno retrostante.

La prima pietra fu posta, secondo le fonti, il 20 luglio 1666.

Il Principe Giovan Battista Borghese, proprietario di Monte Porzio, affidò la direzione dei lavori all’architetto Carlo Rainaldi (1611-1691), il migliore allora attivo a Roma (sue sono la Chiesa di S. Maria in Campitelli, la facciata di S. Andrea della Valle, la tribuna di S. Maria Maggiore, la risistemazione di Piazza del Popolo) e architetto di fiducia della Famiglia Borghese. Costruito – secondo alcune fonti – grazie a un lascito di 100.000 scudi che tal Orazio Ricci di Novara destinò a Paolo V per la costruzione di una nuova chiesa, il Duomo (che costò 80.000 scudi) si impone ancor oggi in tutta la sua maestosa grandezza. Lodato per la sua munificenza fin dalla Visita Apostolica del 1680, il Duomo è citato in tutte le fonti edite e inedite, antiche e recenti, relative a Monte Porzio Catone.

I lavori di costruzione del Duomo furono completati nel 1672, quelli di decorazione e rifinitura nel 1684 circa. Il Rainaldi si contornò, per la fabbrica del Duomo, di collaboratori preziosi, artisti prestigiosi ben noti negli ambienti artistici romani: Pietro Jacomo Mola; Francesco e Cosimo Fancelli; e, per quanto riguarda i pittori delle tele degli altari, Giacinto Brandi, Ciro Ferri e Guglielmo Courtois, che sono tra le figure più importanti dell’ambiente artistico romano nel 1670-80. Il Duomo venne consacrato dal Card. Enrico Duca di York, 115° vescovo di Frascati, il 1° giugno 1766, a 100 anni dall’inizio della sua costruzione (per più puntuali informazioni: Rossella Vodret Adamo, “La vicenda storica di Monte Porzio Catone e la committenza artistica di una grande famiglia romana: i Borghese”, in: Ministero per i Beni Culturali ed Ambientali – Soprintendenza per i Beni Artistici e Storici di Roma, L’arte per i papi e per i principi nella campagna romana. Grande pittura del ‘600 e del ‘700, Ed. Quasar, Roma 1991, vol. II, pagg. 149-183. Il testo contiene una ricca bibliografia cui si rimanda).

Le Confraternite, gli Oratori e altri fatti settecenteschi, ottocenteschi e non…

Ai periodi precedente e successivo alla consacrazione del Duomo risalgono diversi fatti.

Crocifisso ligneo del XVII sec.

Crocifisso processionale ligneo della metà del XVII secolo

* Innanzitutto, l’approvazione (1760 circa) del Card. Duca di York allo Statuto della Confraternita del SS.mo Sacramento: essa veniva così rifondata più che costituita, giacché alcuni documenti e oggetti della Confraternita stessa (a destra, uno splendido Crocifisso processionale ligneo, risalente alla metà del XVII secolo) attestano una storia ben più antica, risalente agli anni della costruzione del primo Duomo di San Gregorio Magno (lo Statuto venne successivamente aggiornato nel 1988 dal Vescovo S.E. Mons. Luigi Liverzani, di v.m., e ancora, nel 2004, dal Vescovo S.E. Mons. Giuseppe Matarrese). Sede della Confraternita era ed è ancora l’Oratorio del Santissimo Sacramento. Nella sua forma attuale esso risale agli anni 1960 ma la sua storia è certamente più antica: esso sorge, infatti, nel luogo ove era l’antichissimo Oratorio dei SS. Carlo Borromeo e Filippo Neri (Patroni del Sodalizio), fatto costruire dal Card. Scipione Borghese nel 1620 e distrutto nel tragico bombardamento del 12 febbraio 1944.

Madonna della Speranza

Immagine della Madonna della Speranza, nell’edicola di Via Verdi

* Il 1° ottobre 1769 il Card. Enrico Duca di York benedice e po-ne la prima pietra dell’Oratorio di S. Antonino martire “entro le mura” del centro storico (completato e dedicato nel 1771, venne successivamente restaurato nel 1832 e nel 1896) e il 1° settembre 1770 reca solennemente in Duomo la Reliquia di Sant’Antonino (parte dell’omero destro) che Egli stesso aveva fatto giungere da Palencia, in Spagna. L’anno seguente, il 14 settembre 1771, erige ufficialmente la Confraternita di S. Antonino martire (che doveva aver iniziato a riunirsi e operare già da prima, forse dal 1768), approvandone gli Statuti (che furono rivisti il 30 giugno 1962 da S.E. Mons. Biagio Budelacci – eroico Vescovo Ausiliare della no-stra Diocesi durante la Seconda Guerra Mondiale – e, il 22 dicembre 2004, da S.E. Mons. Giuseppe Matarrese).

* Il 12 ottobre 1783 lo stesso Card. di York trasla in Duomo, dalle Catacombe di S.Lorenzo a Roma, le spoglie della martire S. Laconilla, giunte in Paese grazie all’agostiniano monteporziano Giovan Battista Segarelli, custode del Sacrario Papale.

* Il 15 luglio 1796, infine, muove prodigiosamente gli occhi l’immagine della Madonna della Speranza sita nell’omonima edicola di via Verdi, un tempo parte del Collegio Inglese.

Il Novecento e l’inizio del III millennio cristiano

Con questa ricchezza storica, fatta di realtà pastorali e spirituali, la comunità monteporziana attraversa l’Ottocento ed entra nel Novecento, il “secolo breve” (Eric Hobsbawm).

Nel 1897 in I edizione e nel 1916 in II, don Carlo Chierichini pubblica un “Compendio della vita di S. Antonino” che contiene anche un breve profilo della storia del Paese e della Parrocchia (v. infra, pag. 11). Seguono i tragici eventi delle due Guerre Mondiali, con la distruzione del vecchio Oratorio dei SS. Carlo e Filippo e la sua ricostruzione (v. supra, pag. 9).

Nel 1954 i Padri Betharramiti del Sacro Cuore aprono lo Studentato di Villa del Pino e nel 1957 le Suore Francescane Insegnanti si installano al “Grottone”, aggiungendosi così alle Figlie della Croce (che furono “le Suore nostre” dal 1872 al 2004) e alle Suore Domenicane di Betania (sostituite nel 2000 dalla Comunità del Verbo di Vita, nel 2005 a sua volta sostituita dai «Padri Apostoli di Gesù Crocifisso» fino al dicembre 2008, quando la Casa di Betania di Fontana Candida venne venduta a privati); nel 1964, infine, le Suore di Carità di Santa Maria aprono la loro Casa di riposo per anziani “M. Clarac”.

Sono ormai gli anni del grande rinnovamento del Concilio Ecumenico Vaticano II (1962-1965) che a Monte Porzio, grazie alla sapiente, intelligente e paziente azione pastorale del Ve-covo tuscolano S.E. Mons. Luigi Liverzani (1913-1995), di venerata e felicissima memoria, dà i suoi frutti con la costituzione del Consiglio Pastorale Parrocchiale (25 novembre 1977) e il maggior coinvolgimento dei laici nelle attività pastorali. Una particolare menzione merita a tal proposito l’Azione Cattolica, già attiva da anni (chiusa negli anni ‘80, riaperta nel 2017).

Nel 1980 il terremoto lesiona gravemente il Duomo e costringe la Comunità a celebrare per un periodo nell’allora locale-palestra della Scuola Elementare G. Carducci in p. Borghese; solo qualche anno più tardi sarà prima in parte riaperto e poi, dal 1992, in parte restaurato.

Nel frattempo, si costituiscono in Parrocchia: i Cursillos de Cristiandad (1983), il Gruppo di preghiera «Padre Pio» (1985, riconosciuto ufficialmente dal Coordinamento Nazionale dei Gruppi di Preghiera di P. Pio nel 2002), la Pia Unione del SS.mo Sacramento (costituita nel 1986, dal 1994 ramo femminile dell’omonima Confraternita con Statuti approvati nel 2004 da S.E. Mons. Giuseppe Matarrese), la Corale Polifonica San Gregorio Magno (fondata nel 1987, grazie a Rodolfo Sciarra e Gianfranco Casale) e gli Scout della F.S.E. (‘88). Tutti questi gruppi si vanno ad aggiungere ai gruppi già esistenti del Volontariato Vincenziano (presente in Parrocchia fin dal 1872) e del Terz’Ordine Francescano (chiuso nel 2008).

Nel 1992, chiuso lo Studentato, i Padri Betharramiti aprono la Casa Famiglia per malati di Aids e si costituisce l’Associazione di volontariato “Il Mosaico” a suo sostegno.

Logo del Giubileo 2000È la fine del  secolo, anzi del millennio, che viene  sigillato dal Santo Papa Giovanni Paolo II (1920-2005) con la celebrazione del grande Giubileo dell’anno 2000.

Il nuovo secolo che apre il III millennio della storia cristiana – ossia, del cammino della Sposa verso il suo Sposo -, reca in dono i gruppi di preghiera della “Divina Misericordia” (2001), della “Comunità Gesù Ama” del Rinnovamento Carismatico Cattolico (2002, chiuso nel 2017) e dei “Focolarini” della Serva di Dio Chiara Lubich (2008-2010); nonché l’esperienza del percorso catechistico per adulti imperniato sulle Dieci Parole” (2004), animato dal betharramita Padre Massimo Motta; nonché l’attivissimo gruppo U.N.I.T.A.L.S.I. (2009) e la risistemazione, a opera dell’allora vice-parroco don Gaetano Daluiso, dell’Oratorio per i ragazzi e i giovani (2003).

Infine, alla fine del primo decennio del nuovo secolo, sotto il parrocato di Mons. Pierguido Peruzzi, il Duomo è oggetto di importanti lavori esterni di restauro (conclusi nel 2011); cui seguono – sotto il servizio pastorale di Don Maurizio Del Nero (dal 2014) – molti altri interventi (all’interno e all’esterno del complesso parrocchiale); mentre si spera di procedere – prestissimo – soprattutto e specialmente allo stabile e degno adeguamento liturgico del presbiterio del Duomo…

Intorno all’altare lì posto, infatti, la Santa Assemblea si raduna nello Spirito Santo; lì Essa si nutre al banchetto della Parola e del Corpo di Cristo; da lì si eleva – seria, semplice e bella, confidente e continua – la sua preghiera verso il Redentore…

Maranatha! Vieni Signore Gesù! (Ap 22,10).

Riccardo Ingretolli

 

Monte Porzio Catone, 14 dicembre 2017

 ____________________

Bibliografia essenziale
  1. Rossella Vodret Adamo, “La vicenda storica di Monte Porzio Catone e la committenza artistica di una grande famiglia romana: i Borghese”, in Ministero per i Beni Culturali ed Ambientali – Soprintendenza per i Beni Artistici e Storici di Roma, L’arte per i papi e per i principi nella campagna romana. Grande pittura del ‘600 e del ‘700, Ed. Quasar, Roma 1991, vol. I, pagg. 105-106; vol. II, pagg. 149-183. (Il testo contiene una ricca bibliografia cui si rimanda. Reperibile presso la Biblioteca Comunale).
  2. Paolo Mascherucci, Monte Porzio Catone: nella sua storia, nella sua natura, nella sua vita, Ed. Associazione Tuscolana “Amici di Frascati”, Frascati 1987, pagg. 103-110 (è, al presente, l’unico lavoro organico sulla storia della Parrocchia nei suoi tratti essenziali).
  3. Benedetto Grandi, Cenni storici intorno alla terra di Monteporzio nell’agro tuscolano, riproduzione anastatica di manoscritti antichi (risalente al 1870 ca.; conservato in originale nell’archivio della Fam. monteporziana degli Albertazzi; è reperibile anche presso la Biblioteca Comunale di Monte Porzio C.).
  4. Carlo Chierichini, “Compendio della vita di Sant’ Antonino Martire, patrono di Monte Porzio Catone”, Edizioni Tipografia Italo-Orientale di San Nilo, Grottaferrata 19162, Roma 18971 (il testo contiene informazioni anche circa la storia del Paese e della Parrocchia; reperibile in copia presso la Parrocchia).
  5. Raimondo Del Nero, La Diocesi Suburbicaria Tuscolana dalle origini al XIII secolo, Ed. Associazione Tuscolana “Amici di Frascati”, Marino 2002.
  6. Luigi Devoti, L’Eremo Tuscolano e la villa detta dei Furii, Ed. Associazione Tuscolana “Amici di Frascati”, Frascati 1981.